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Narciso Blu

venerdì 20 luglio 2012

Finalmente


E poi ci sono queste notti così.
Oltre il velo degli occhi, finalmente. Uno squarcio. E allora, davvero, capisci.

Capisci che il lungo percorso che ti ha condotto fino a qui non è stato una lunga discesa, tutt'altro. E tra mille incidenti, mille accidenti, capisci che... tutto sommato non hai ancora imparato abbastanza.
Ricordi che riaffiorano, come sempre. Il sole, quella mattina, sul golfo. L'aria fresca e frizzante di qell'inizio d'estate, quando i temporali finalmente avevano deciso di lasciare spazio ai battiti del cuore, a una nuova infinita inconsapevolezza. E vorresti sentirti così, come quando camminavi all'ombra di quei secolari cortili e credevi di avere il mondo in mano e un caldo e comodo rifugio, dove rintanarti dopo le lunghe ore della giornata.
Camminavo per le vie della città che mi ha visto ospite per tanti anni, quella che ancora mi ostino a chiamare la MIA città. Il ponte sul lungo fiume, le mura imponenti che profumano di storia, l'odore accogliente che ho sentito solo in quella cameretta. Accanto a me l'uomo di una vita, mio fratello, la mia luce, la mia razionalità. L'unico uomo che so che non mi tradirà mai. E allora ho capito. Quella è CASA, quello è il mio angolo di mondo. I visi amici che tanto mi sono mancati, quei discorsi finalmente familiari.
E poi di nuovo qui, sul vialetto della casa di montagna dove i miei genitori ancora vivono. Guardo la valle, attorno a me. Quel triangolo oltre il lago che, a perdita d'occhio, conduce verso la grande pianura.
Finalmente respiro e ascolto il silenzio. Qui ci sono le mie radici, i miei primi ricordi, i primi passi lungo il giardino. I primi amori, le prime speranze, le prime piccole e grandi delusioni. Ricordo quel mese di aprile, il cuore spaccato a metà e quel grido strozzato in gola: il silenzio di una perdita è più forte di qualsiasi rumore.
Ricordo quante volte ho percorso quelle scale, con lo zaino in spalla o con tacchi troppo alti, inadatti quando l'ebbrezza di troppa vita entra in circolo. E allora forse un pezzettino di me si sente a casa anche qui.
E allora mi chiedo dove sia il mio spazio nel mondo, dove possa ritornare ad amare, ad amarmi come un tempo.
Devo pensare a me, a me soltanto. Devo trovare un punto dove iniziare a mettere radici e per una nomade come me non è così facile. Ho un disperato bisogno di certezze, certezza che solo Lui potrebbe darmi. Lui. Lui così preso da sè, lui per cui la vita è altro. Lui che a volte è lontano anni luce da me. Lui che meriterebbe solo il mio distacco. Ma non posso, perchè quando è quel gomitolo-dentro a guidarmi, anche la razionalità svanisce. Ma è tempo di riflessione, è il momento della (auto)convinzione, l'istante in cui è necessario capire che IO sono il principale bene di me stessa. Che non ripeterò l'errore della scorsa estate, perchè prima di qualunque altra cosa ci sono IO. E se c'è una cosa di cui sono certa è che tutto torna nella vita e che prima o poi tutto è destinato a mutare.
E allora il telefono spento, distacco. Chiusura e gelo. Fuori tutto ciò che mi possa urtare, voglio chiudere il mondo oltre la finestra. Voglio chiudere fuori anche Lui questa notte. Perchè questa volta credo sia giusto così.
La solitudine è la mia salvezza e la mia malattia. Forse devo solo rassegnarmi ad accettare di essere un animo selvatico, inadatto all'umanità. Forse devo ancora trovare la mia meta. Forse.

‎"Ognuno sta solo sul cuor della terra 
trafitto da un raggio di sole: 
ed è subito sera. "
S. Quasimodo


Pubblicato da NarcisoBlu alle 00:35:00
Etichette: Diario, Ricordi, Vita

1 commenti:

Patalice ha detto...

...fa strano come il sol dire "casa" trasporti già nel pensiero, nell'esatto posto dove sembra giusto stare...

18 settembre 2012 alle ore 20:35

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Mi chiamo S., ho ventisei anni e una laurea inutilizzata. Sono disoccupata e vivo facendo la pendolare tra la casa dei miei genitori e quella di L., il mio ragazzo. Ho un fratello, G., l'uomo migliore del mondo, e due gatti stravaganti come me. Il resto... scopritelo seguendomi passo passo... ;) ANZI, AGGIORNIAMOCI: mi chiamo S., ho ventisette anni e forse con la mia laurea qualche cosa ci farò. Insegno a singhiozzo, ma aspiro a farlo con continuità. Il resto, fortunatamente, è sempre lì. ^^
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